Una delle domande più frequenti che datori di lavoro e stagisti si fanno è se il primo è obbligato a fornire ai secondi la busta paga tirocinio. Prima di addentrarci su cosa prevede la Legge in merito, è necessario spiegare cosa si intende per questa forma di collaborazione sul posto di lavoro.
Infatti, il tirocinio è una collaborazione formativa instaurata tra datore di lavoro e giovani che consente agli studenti, che stanno ancora completando il loro percorso di studi o lo hanno da poco terminato, di entrare nel mondo del lavoro e svolgere la loro prima esperienza in questo ambito.
Il nostro Paese è stato spesso denominato come la Repubblica degli stagisti per la precarietà del lavoro e l’utilizzo di questa collaborazione da parte dei datori per abbattere i costi della manodopera, nonostante essa abbia esclusivamente scopo formativo. Ad esempio ci sono stage professionali utili per esercitare alcune professioni e quelli formativi attivi che servono ad accedere all’esame finale per abilitarsi allo svolgimento di esse.
I tirocini possono essere previsti dai percorsi accademici con gli studenti che devono effettuare un certo numero di ore in un’azienda per poter accedere all’esame di laure, oppure possono essere svolti al termine corso di laurea stesso o di un corso di formazione, ma anche nell’alternanza studio lavoro per orientarsi al termine della scuola dell’obbligo.

Come funziona il tirocinio in azienda
Il tirocinio è una collaborazione prevista dalla Legge che ne fissa termini, durata e modalità di svolgimento. Infatti, il Decreto Ministeriale numero 142 del 25 marzo 1998 considera lo stage come un rapporto non di lavoro tra datori pubblici o privati e ragazzi. Ogni impresa può avere al massimo:
- un tirocinante se hanno al massimo cinque lavoratori con contratto a tempo indeterminato;
- due tirocinanti se sono contrattualizzati da sei a diciannove dipendenti stabili;
- un numero di tirocinanti pari al 10 per cento dei lavoratori a tempo indeterminato se essi sono più di venti.
L’obbligo dei datori di lavoro è quello di ospitare i propri tirocinanti nella loro azienda senza utilizzarli come normali dipendenti, ma impiegarli in relazione alle attività svolte dall’impresa a scopo di apprendimento e con la designazione di un tutor aziendale e dell’ente promotore a supporto. L’ammontare del tirocinio dipende dalla località in cui esso si svolge, dal numero di ore previste a tempo pieno o parziale e alla difficolta e quantità di mansioni assegnate. Ricordiamo che il tirocinio è diverso dall’apprendistato, quest’ultimo è un vero e proprio contratto di lavoro subordinato e prevede al suo termine l’assunzione del lavoratore a tempo indeterminato, salvo diversi accordi tra datore e apprendista.
Il tirocinio extracurriculare
Nell’introduzione a questo articolo abbiamo accennato alle diverse tipologie di stage, il tirocinio extracurricolare prevede una differenza sostanziale rispetto a quello svolto durante lo svolgimento del percorso di studio, ovvero il fatto che il primo prevede un compenso mentre per il secondo non si riceve alcun importo per l’attività eseguita in azienda.
Infatti, il tirocinante che svolge uno stage extracurriculare ha diritto ad avere, in cambio delle mansioni eseguite nell’impresa ospitante, un importo mensile se si raggiungono l’80 per cento delle ore previste, al contrario si può incorrere alla riduzione di questa somma che non può essere al di sotto di 300 euro lordi al mese se si fanno delle assenze non programmate.
Il fatto che il tirocinio non sia considerato come un rapporto di lavoro subordinato fa sì che lo stagista non abbia diritto a permessi retribuiti, assenze per malattia o ferie, TFR, tredicesima e quattordicesima, mentre è obbligatoria la copertura assicurativa INAIL per tutelarlo in caso di infortuni sul lavoro dentro e fuori dall’azienda a carico del datore che lo ospita.
Invece, il compenso ottenuto dal tirocinante gli consente comunque di fare domanda per la disoccupazione in quanto non ha rilevanza fiscale, il giovane può fare assenze senza l’obbligo di presentazione del certificato medico, così come le dimissioni che possono essere presentate in forma scritta al datore di lavoro.

La busta paga tirocinio è obbligatoria?
Entrando nel merito della domanda fulcro di questo articolo, la risposta a se il datore di lavoro deve consegnare la busta paga tirocinante è che il linea di massima essa non è un obbligo che l’impresa che lo ospita deve realizzare. Per avere la certezza su questo, è necessario consultare le Leggi regionali, in quanto è la Costituzione a dare la competenza in materia ai territori.
Queste norme prevedono che il compenso ottenuto dagli stagisti per il tempo trascorso nell’azienda ospitante possa essere un rimborso spese o un importo in denaro erogato tramite una borsa di studio, ma questi importi non sono mai considerati come la normale retribuzione dei lavoratori dipendenti.
Quindi, come afferma anche l’articolo 117 della nostra Costituzione, il datore di lavoro deve consegnare il prospetto paga solo ai propri lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, escludendo l’obbligo di consegna busta paga stagista che non rientrano in questa tipologia di rapporto.
L’unica necessità di erogare la busta paga tirocinio formativo è quando gli importi pagati come borsa di studio, assegno o altro aiuto economico rivolto al completamento del percorso di studi o di addestramento professionale potrebbero essere soggetti a tassazione se superano gli 8.174 euro annui, secondo l’articolo 50 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), ed il datore lavoro svolge il ruolo di sostituto d’imposta. Solo in questo caso è consigliabile erogare il prospetto paga, ovvero quando le somme riconosciute allo stagista superano la soglia della no tax area.
La busta paga stage
Alla luce di quanto detto fin qui, la busta paga tirocinio formativo non è obbligatoria, ma è consigliabile comunque formulare un resoconto mensile per i rimborsi spesa riconosciuti allo stagista e che sono soggetti alle detrazioni IRPEF previste.
Infatti, questi importi possono coprire le spese di trasporto, vitto e viaggio verso il posto di lavoro, ma il limite di 8.174 euro vale anche per il datore che ospita il tirocinante e se non viene superato non porta al versamento delle imposte dovute al Fisco.
Per quanto riguarda gli importi da riconosce allo stagista, il datore di lavoro deve far riferimento a quanto stabiliscono le normative regionali, in alcuni casi queste collaborazioni si realizzano grazie ad iniziative delle Regioni che possono partecipare parzialmente o totalmente all’erogazione delle somme dovute al tirocinante, ad esempio questo è il caso di Garanzia Giovani.
Infine, le aziende devono inviare il CUD ai loro stagisti a fine marzo per la presentazione del Modello 730 all’Agenzia delle Entrate, facendo attenzione ai rimborsi spese che devono essere documentati per sapere quale attività è stata svolta, in quale giorno e l’importo riconosciuto, mentre le borse di studio e gli altri aiuti economici con fine di formazione non sono considerati come reddito imponibile IRPEF. Compila il form o contattaci telefonicamente per avere l’assistenza dei nostri consulenti sulla busta paga tirocinio.





